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2004

THE GRACE AND DISGRACE OF ITALIANS IN AMERICA AS SEEN THROUGH THEIR REAL STORIES
12/05/2004

REAL STORIES: A CONFERENCE ABOUT DISCRIMINATION AND STEREOTYPING IN THE U.S. FROM THE PERSPECTIVE OF ITALIAN AMERICANS
FROM SCARFACE TO THE SOPRANOS, SETON HALL CONFERENCE DEBUNKS POPULAR STEREOTYPES OF ITALIAN AMERICANS. JOE PISCOPO TO MODERATE PANEL DISCUSSIONS ON ENTERTAINMENT MEDIA AND POLITICS

11/04/2004

“Success & Competitive Advantage through Participative Planning”
10/17/2004

“Economic Espionage And Custom-Trades Pact Against Terrorism”
09/20/2004

Global Business Roundtable Goes Wild
08/15/2004

MUSEO DELL’EMIGRAZIONE ITALIANA APRIRA` BATTENTI IN GRANDE STILE IN JERSEY CITY
Al Via La Raccolta Finale Per Pezzi E Memorabilia

06/10/2004

GREAT ITALIAN MUSICAL TRADITION LIVES ON
06/07/2004

CONCERTO DA NON PERDERE AL CARNEGIE HALL
06/07/2004

ANTONELLA’S LONG VOYAGE
Antonella Ruggiero In Concert At The Opening

06/06/2004

IL VIAGGIO DOPO I BAZAR
Antonella Ruggiero In Concerto Alla Serata Di Apertura Del Settimo Festival Internazionale Del Cinema Indipendente A Brooklyn

06/06/2004

Angela Papale: L’insolito Soprano Che Conquista L’America.
Giovane E Promettente Talento Lirico, Torna In Tournée Negli USA.

05/20/2004

The Star Maker. Salvatore Cottone: A Talent Scout In New York
05/15/2004

L'UOMO DELLE STELLE , New York Style
05/15/2004

« GLASS MOVIE / FILM DI VETRO »
THE INITIAL MINUTES FROM AN ENDLESS MOVIE
BY ALESSANDRA TESI

04/12/2004

IL VIAGGIO DOPO I BAZAR
Antonella Ruggiero In Concerto Alla Serata Di Apertura Del Settimo Festival Internazionale Del Cinema Indipendente A Brooklyn

Sunday, June 6, 2004

Nel traffico newyorkese delle 5 di pomeriggio (missione suicida), mi affanno a ripetermi le numerose domande che penso di proporre ad Antonella Ruggiero, un’icona della canzone italiana, colonna sonora della nostra gioventù. Forse perchè suggestionata da immagini commerciali, non so cosa aspettarmi dall’incontro con l’usignolo d’Italia di “Solo Tu” o “Vacanze Romane”: e` passato tanto tempo, 15 anni da quando ha lasciato i Matia Bazar. Il giorno dopo ci sarà il concerto al Brooklyn International Film Festival. In un negozietto di Christopher Street me la trovo li`, con la sua ugola coperta da un effimero foularino rosso: cerca un’acquamarina di grosse dimensioni. Sarà scaramantico o un capriccio? Penso immediatamente che ha davvero qualcosa di ornitologico nella sua persona, nella grazia dei movimenti. Di una semplicita` disarmante. Sono curiosa di sapere di piu` sul suo ultimo lavoro “Sacrarmonia: il viaggio”.

Non hanno l’acquamarina e ci trasferiamo in un altro posto: intanto possiamo conoscerci. Non capita tutti i giorni di incontrare da vicino una delle artiste preferite. Parla sottovoce e calma. Se sapesse quante volte ho cantato a squarciagola le sue canzoni… Penso alla domanda bomba sui Matia Bazar, ma capisco subito che e` un capitolo chiuso e sepolto. Con Libera (il suo primo album da solista del 1996, ma anche etichetta discografica/progetto di zona franca svincolata dalla logiche commerciali), Antonella ha ormai cambiato pagina. Forse Libera e` addirittura il suo manifesto artistico, con la sfida di nuove esperienze e connubi musicali.

Scende velocissima per andare all’altro negozio e posso scambiare quattro parole con suo marito, il produttore Roberto Colombo: proprio lui, il tastierista di “Sfogatevi Bestie” e della PFM, un altro mito. Con sorriso sornione mi dice che Antonella e` una grande artista, molto perfezionista. È entusiasta della realizzazione del DVD realizzato dal vivo con una selezione di oltre 100 concerti in 100 posti diversi. Mi racconta dell’intensa attività concertistica con questo suo nuovo genere, che l’ha portata in Marocco, Portogallo, Germania, New York ed il prossimo anno in Svezia ed in Israele. Sulla stessa scia si colloca anche l’esperianza della contemporanea Medea alla Fenice con Adriano Guarnieri. Alle canzoni di musica leggera, Antonella insomma preferisce la carriera scomoda di musicista d’avanguardia, ma riscuote ovunque un enorme successo.

Cosa aspettarsi da questa nuova raccolta dedicata alla musica sacra e realizzata con un quartetto d’archi ed un percussionista? Che Antonella sia uno spirito curioso si vede anche da come si osserva intorno. E` contenta perche` ha trovato quello che cercava. Scopro che il suo e` un percorso artistico basato sulla ricerca, per niente commerciale, in uno stile etnico elegante e sofisticato. “La Musica, quella vera, ti eleva, e` trascendentale” mi dice in un localino di Gramercy Park. “Trovo che la musica leggera sia limitante in termini di possibilita` espressive. Dagli anni ’80 in poi c’e` stato un graduale declino creativo: quello che si sente sono quasi tutte rielaborazioni tematiche. Manca l’elemento dell’improvvisazione: ciascuno dei pezzi che io canto è unico. Il mio viaggio, mi ha portato a ricercare le fonti della musica vera. Lì si trovano ancora delle modalita` creative da riscoprire, soprattutto nel repertorio sacro, incluso quello indiano ed ebraico. Ho provato una grande emozione quando ho cantato in yddish per un concerto dedicato alla memoria dell’olocausto”. Apprendo così che al concerto ci saranno “Ave Maria” e “Kyrie”. Scrutandola la vedo serena. Sicuramente il concerto del giorno dopo non la impensierisce neanche un po’. “L’arte e` fatta di umilta` da artigiani, di ingegno e di lavoro con le mani, cercando di realizzare al massimo il potenziale della persona”. Suonera` uno strumento chiamato Pitagora, ricostruito su disegni del celeberrimo filosofo. Reminescenze di conservatorio mi fanno ricordare che Pitagora e` stato uno dei primi teorici musicali, sulle eufonie ed i rapporti armonici. Certo che deve essere scomodo lasciare la vita facile della canzone per proporre un repertorio così intenso.

Al concerto la sala si riempie di appassionati di cinema che convergono nel ball-room dove birre e caffe` si accompagnano a deliziosi assaggini. Sono un po’ ansiosa: dopotutto e` una cantante italiana ad un festival di film indipendenti: forse l’hanno invitata perche` ha creato la colonna sonora a “Broken Blossoms” di Griffith? Dov’e` finita la raffinatezza de “l’oro e l’argento e sale da the”? Mi viene incontro Anna Agostino, la coordinatrice del progetto: tutto a posto, si sta per cominciare. Un rapido annuncio alla platea ed Antonella esce. E` in perfetto stile etnico da brooklyniana consumata: capelli raccolti in trecciole, pantaloni neri e casacca orientaleggiante su cui spicca uno splendido pendente. Conquista subito l’attenzione delle centinaia di presenti, con vocalizzi e vigorose percussioni del Pitagora, dal suono sorprendente. Applaudono vigorosi ad ogni pezzo. Il pianista (Mark Harris) ed il violinista (Carlo Cantini) sono pazzeschi, ma la voce di Antonella e` uno strumento di per se`: la modula con perizia, prima ancora dell’intervento del mixer. Ad occhi chiusi sembra inseguire un pensiero, mentre Roberto la segue dalla postazione tecnica. In fondo il museo sembra un monumento classico, non fosse che il marmo delle nostre chiese non e` una patacca di cemento armato. Ma la voce si fa angelica e vince la sfida acustica del posto e della pappatoria. Il suo forte potere evocativo spiazza l’uditorio, che non si aspettava un’esperienza così diversa: veramente musica da nuovo millennio. Dopo il Pitagora, Antonella si accompagna con un altro strumento tubulare, usandone l’estremita` per tamburellare delle percussioni che usa sia come percussioni, e ruotandolo per ottenere dei suoni marini. Quando attacca Aria sulla Quarta Corda, gli americani nel tavolo vicino sono rapiti e sgomenti: mi rendo conto che Quark e` una trasmissione italiana e che temi classici per noi tanto quotidiani, nel Nuovo Mondo non sono così familiari. La voce di Antonella li guida in un mosaico di stimoli intelligenti, un viaggio nel tempo e nello spazio, in una sequenza di emozioni mistiche. La sua voce e` davvero unica: puo` passare dai toni bassi a degli acuti vertiginosi nell’ambito della stessa frase. Canta in portoghese ed in italiano. Il latino dell’Ave Maria valorizza i colori piu` scuri, mentre la poesia della nostra lingua ne esalta i trilli cristallini. Il concerto finisce in fretta, senza nemmeno una traccia dei vecchi successi. Rimangono tutti col fiato sospeso, in un interminabile momento di suspance. L’acustica non era il massimo, ma non si puo` lasciare l’uditorio così: il bis serve non a misurare il successo del concerto, bensì a riprecipitare il pubblico dalla sfera delle emozioni a quella reale. Rimangono tutti seduti. Riesce il violinista. Fa un’introduzione che confondo con un pezzo di Paganini: davvero bravo. Ma l’eccellente pianista suggerisce delle note che preludono qualcos’altro: e l’Artista ci regala “Vacanze Romane”: in tanti a cantare a squarciagola. Mi avvicino alla fine per salutarla mentre si intrattiene con i collaboratori e con Marco Ursino, l’organizzatore del festival. Posso ammirare meglio da vicino il carismatico pendente: una collana di acqua marina realizza nella notte, lavorata artigianalmente a ragnatela con del filo di rame ed al centro la pietra comprata il giorno prima: una chicca di ingegno e di lavoro con le mani...

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